Eva Colombo, Lo specchio di Lilith
 
Eva Colombo, Lo specchio di Lilith
La luna è lo specchio di Lilith, i raggi del sole al tramonto sono i denti del suo pettine. Ricordati di queste parole, ricordatene come qualcosa di bello a cui pensare quando non riesci a dormire, come un quadro di Dante Gabriel Rossetti od una canzone dei Led Zeppelin. Ricordati del 24 ottobre 1970. Sotto l’orizzonte, Lilith afferrava la luna come fosse uno specchio e l’accostava al suo viso. Appena sopra l’orizzonte, il sole morente commuoveva le nostre anime ed indicava alle nostre ombre la via della rinascita. Ed all’improvviso Lilith era là, sulla strada che si snodava davanti a noi: bianca come la luna, rossa come il sole al tramonto, bella come quel che può essere posseduto soltanto in sogno. Camminava verso di noi e ad ogni passo sembrava suscitare il vento, un vento che sussurrava una melodia fredda come la luna nel cielo d’ottobre, ardente come le foglie d’autunno al tramonto. Ma quando ci sembrò di poterla sfiorare, Lilith si avvolse come un serpente al tronco di un albero e scomparve. Tu ti avventasti su quell’albero che nell’ultima luce del tramonto era come l’oro e ti graffiasti le mani contro la sua corteccia ed avesti la sensazione che le tue mani fossero macchiate dal succo del frutto dell’albero della conoscenza. Con le tue dita insanguinate scrivesti il tuo nome sul ciglio della strada, poi il sole precipitò dietro l’orizzonte e tu precipitasti insieme a lui. La luna sorse, lesse il tuo nome e sorrise: sapeva che la tua ombra conosceva la via della rinascita.